DIFFUSIONE E VALUTAZIONE DI RISCHIO DI LM6, METABOLITA NON CLORURATO DELLA TERBUTILAZINA, NELLE FALDE ACQUIFERE

Sara Valsecchi, Michela Mazzoni, Marianna Rusconi, Stefano Polesello, Alberto Sala, Orietta Longoni, Michele Rusconi

Abstract


Il monitoraggio di terbutilazina e suoi metaboliti nelle acque sotterranee utilizzate a scopo potabile in una zona della Lombardia a nord di Milano ha evidenziato per la prima volta la presenza ubiquitaria di un metabolita non clorurato, noto con la sigla LM6. Grazie allo sviluppo di un metodo analitico mediante HPLC-MS ad alta risoluzione, nel 2015 sono state effettuate due campagne di monitoraggio di acque sotterranee destinate alla potabilizzazione e di quelle distribuite. Terbutilazina e i metaboliti desetilterbutilazina e deisopropilatrazina avevano concentrazioni nell’acqua grezza sempre <0,050 µg L-1 con il 75°percentile ≤ 0,015 µg L-1. LM6 presentava concentrazioni più elevate con mediana <0,050 µg L-1 e l’80° percentile dei campioni <0,1 µg L-1. Se il superamento del limite 0,1 µg L-1 è stato misurato in circa il 20% delle acque grezze, la percentuale dei campioni dell’acqua dopo il trattamento che superano il limite è <9%. La diffusione del metabolita LM6 nelle acque di falda utilizzate a scopo potabile ha reso necessario effettuare una valutazione del rischio. Poiché i dati tossicologici e chimico-fisici disponibili sono assai limitati, sono stati seguiti due approcci diversi. Seguendo la Linea Guida SANCO/221/2000 per stabilire la rilevanza dei metaboliti di antiparassitari, LM6 è stato classificato come metabolita rilevante, per il quale si applica la Direttiva 98/83/CE sulle acque potabili che prevede un valore di parametro di 0,1 µg L-1. La classificazione di metabolita rilevante è dovuta al fatto che il composto parentale, terbutilazina, è classificato sostanza cancerogena di categoria 3, mentre non esistono studi sulla cancerogenicità di LM6. Poiché è evidente che la struttura di questo metabolita è molto differente da quella del parentale, abbiamo applicato una metodologia alternativa, approvata da EFSA, detta "soglia di attenzione" (Threshold of Toxicological Concern) mediante la quale, pur applicando un approccio conservativo, si deriva un valore soglia per l’acqua potabile di 3 µg L-1 per LM6.


Keyword


acque di approvvigionamento; inquinamento delle acque; monitoraggio

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ida.v4i2.1144

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