L’imprevisto e la confusione: metodo e teoria nella Sarajevo sotto assedio

Autori

  • Ivana Maček

DOI:

https://doi.org/10.14672/ada2015306%25p

Parole chiave:

Antropologia, etnografia, guerra, Bosnia, Sarajevo

Abstract

In questo articolo spiego come l’antropologia della guerra possa fare buon uso di una particolare combinazione di metodi filosofici e sociologici, ossia la fenomenologia e la grounded theory. Il caso analizzato riguarda l’assedio della capitale della Bosnia-Erzegovina, Sarajevo, nei primi anni Novanta. Inizierò illustrando il contesto del conflitto nella Bosnia-Erzegovina, una della serie di guerre che ha portato alla dissoluzione della Jugoslavia. Mi sposterò poi a Sarajevo e mi concentrerò sul mio lavoro etnografico durante la guerra, da cui emergono gli approcci metodologici che ho usato per raccogliere i dati e per costruire interpretazioni significative sia sul piano scientifico sia su quello locale. Vale a dire significative per i miei colleghi, per altri esperti internazionali e per gli abitanti Sarajevo.

Biografia autore

Ivana Maček

Ivana Maček è professore associato presso il Dipartimento di Antropologia Sociale dell’Università di Stoccolma, Svezia. Si è interessata al coinvolgimento della Svezia in zone di guerra, alla trasmissione intergenerazionale delle esperienze di guerra tra i bosniaci in Svezia e a questioni di metodologia della ricerca antropologica. È autrice di “Sarajevo Under Siege: Anthropology in Wartime” (2009, PENN) e curatrice del volume “Engaging Violence: Trauma Memory and Representation” (2014, Routledge).

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Pubblicato

2015-03-16

Fascicolo

Sezione

Articoli