Tra mente e corpo: culture del rischio e cibo biologico in Sicilia

Giovanni Orlando

Abstract


Negli ultimi quarant’anni il cibo biologico è diventato un importante quanto multiforme terreno d’azione per i consumatori, incarnandone le più svariate aspirazioni e paure. Uno degli approcci più comuni al fenomeno ne rintraccia la nascita nella prima metà del XX secolo, come reazione alla modernizzazione dell’agricoltura, e in seguito la rinascita nel corso degli anni Settanta, come effetto del movimento ambientalista. Tale approccio fa quindi riferimento all’opera di Ulrich Beck, sostenendo che questa forma di consumo è associata allo sviluppo di una “società del rischio”, una nuova epoca in cui la riflessività sui processi di degrado ambientale sarebbe ampiamente diffusa. Questo articolo analizza il ruolo che il cibo biologico ricopre nella tarda modernità in un contesto specifico, la città di Palermo in Sicilia, evidenziando i limiti delle spiegazioni fondate sull’ipotesi della società del rischio, che privilegiano soltanto gli aspetti cognitivi della riflessività. Partendo dalla distinzione teorica tra società e culture del rischio, esso mette in luce l’esistenza di forme non-cognitive di riflessività, basate più sul corpo e sui sensi. L’articolo ricorre quindi all’antropologia del cibo, del corpo e dei sensi, per tracciare un percorso analitico che porti a interpretare il concetto di rischio come risultato della dinamica tra riflessività cognitiva e corporea, mostrando come queste due forme siano collegate, interagiscano e s’influenzino a vicenda nel caso Palermitano.

Keyword


cibo, rischio, corpo, sensi, Palermo

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ada20171178%25p

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