Il valore simbolico del cuore: Aristotele, Kosciuszko e il trapianto d’organi. Un’interpretazione filosofica antropologica

Melania Borgo

Abstract


Che cos’è il cuore? Una semplice pompa o la sede dell’anima? Oggi come un tempo, quest’organo continua a essere investito di un considerevole valore simbolico. Gli antichi pregiudizi sul ruolo marginale del cervello e sul primato del cuore non sembrano essere stati totalmente superati. Molti uomini di scienza, di cultura e di fede hanno indagato e approfondito il tema del corpo in generale e il ruolo del cuore in particolare. All’interno di questo lavoro, si accennerà ad alcune di queste posizione e si proverà a offrire una visione più approfondita di altre. Le idee cardine del pensiero aristotelico saranno una sorta di filo conduttore. Aristotele riteneva, infatti, che la materia dell’uomo potesse essere rintracciata nel corpo e la forma nell’anima: materia e forma, per definizione, non potevano esistere l’una senza l’altra. A dimostrazione di quali soluzioni pratiche sono state percorse in contesti storici e culturali assai distanti tra loro, tra i molti, si è scelto di citare un evento svizzero di storia rinascimentale e un avvenimento della rivoluzione bolscevica. Il legame tra queste due situazioni è sottile, così come sottile è la linea che unisce i vari momenti di questo contributo. Il tentativo è quello di proporre un punto d’osservazione interdisciplinare per riosservare alcuni temi connessi ai concetti di anima e corpo.

Keyword


corpo, anima, cuore, trapianti d’organo, Aristotele, Kosciuszko

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ada20171180%25p

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