Cittadini sospesi: violenza e istituzioni nell’esperienza dei richiedenti asilo in Italia

Francesco Vacchiano

Abstract


Le parole di Richard, richiedente asilo proveniente dalla Repubblica del Congo – nota anche come Congo-Brazzaville – condensano in poche frasi tutta la problematica quotidianità di un richiedente asilo in Italia. Le parole chiave “militari”, “permesso di soggiorno”, “dormitorio”, “paura”, “gocce”, restituiscono meglio di molte riflessioni il senso complesso di un’esperienza che si produce nei nodi critici e liminari di un percorso di faticoso transito, in cui egli è al contempo vittima e artefice di un processo di attraversamento di tempi, trame e contesti: “Africa” ed “Europa”, passato e futuro, vicende individuali e collettive, storia e memoria. La paura di cui egli racconta è certo il prodotto della sedimentazione del dolore nel suo personale bagaglio di viaggio, vissuto e incorporato nel corso del suo itinerario esistenziale, ma è anche al contempo molto più di un’idiosincrasia corporea: è la risultante di una stratificazione di eventi in cui la sua vicenda è caratterizzata dall’intersezione fra processi storici e opzioni individuali, che si manifestano nella capacità di scegliere, raccontare e agire.

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ada2005124%25p

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