La memoria dell’antropologo. Retrospezioni o interpretazioni ex-post

Vincenzo Matera

Abstract


Sono molte le voci di autorevoli studiosi che sottolineano la rilevanza della cosiddetta serendipity nella ricerca; fra queste non mancano quelle degli antropologi (per esempio, Hannerz, 2012). Costoro sottolineano il valore della scoperta o, forse meglio, intuizione, dovuta all’inatteso, alla dissonanza, all’apparente casualità di un passaggio, di un incontro, di una risposta, di un racconto, di una lettura e quant’altro. Spesso inizialmente non ci si fa caso, non ci si sofferma più di tanto, per poi, a distanza di tempo, tornare indietro e ripensare. La memoria (anche magari supportata da note varie) dell’antropologo allora si caratterizza come analisi retrospettiva di lungo termine, e svolge un ruolo non marginale nella complessa epistemologia della disciplina. Nel testo presento una riflessione su questi punti, a partire dal mio lavoro con Ugo Fabietti.

Keyword


Rappresentazione; Scrittura; Memoria; Immaginazione; Retrospezione

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ada2019152449-61

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