Stato, volontariato e carità. Concezioni e pratiche redistributive in una città del Mezzogiorno

Antonio Maria Pusceddu

Abstract


Questo articolo esamina la tensione tra una concezione ideale dello stato come garante del benessere sociale e la sua problematica, incompiuta e parziale realizzazione, così come si manifesta tra i volontari Caritas in una città del Mezzogiorno. Le politiche austeritarie dell’ultimo decennio hanno indebolito la rete di protezioni sociali del welfare nazionale, delegando ampi settori dell’assistenza sociale ad associazioni di volontariato e organizzazioni del Terzo settore. Attraverso l’etnografia del volontariato Caritas, l’articolo analizza l’interazione tra circuiti formali e informali di distribuzione alimentare nel contesto di trasformazione del welfare. Prendendo in esame il processo di burocratizzazione della distribuzione alimentare, dovuto alla gestione di risorse pubbliche, l’articolo propone di leggere la coesistenza di diverse concezioni redistributive attraverso il concetto di economia morale. I volontari reagiscono ai processi di delega che hanno caratterizzato la decentralizzazione del welfare e il graduale approfondirsi delle diseguaglianze nel contesto della crisi, operando distinzioni tra diversi piani morali delle pratiche redistributive che convivono nella loro azione di volontariato. In tal modo, il coinvolgimento dello stato nelle iniziative caritatevoli e il coinvolgimento dei volontari nella burocrazia dell’assistenza sociale alimentano le contraddizioni tra l’impegno etico dei volontari e le loro aspettative intorno al ruolo dello stato.

Keyword


stato, redistribuzione, volontariato, economia morale

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DOI: http://dx.doi.org/10.14672/ada20201690155-174

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